giovedì, 09 dicembre 2004
24.X.2001
[...]«I pensieri sono chiari, senza sostanza». Ad un livello di base, nell’essenza, i pensieri cono anch’essi dipendenti da loro cause originanti, con uno schema che, nella sua parte terminale è abbastanza semplice.
Ciò che dà spessore ai pensieri è la terza dimensione della temporalità, la loro proiezione nel futuro (immediato e prossimo) da parte della mente.
Senza quest’incremento di illusorietà i pensieri, con la loro illusorietà intrinseca (la dipendenza da altre cause: vacuità) sarebbero meno capaci di essere percepiti come incidenti sul reale. La temporalità fornisce un’altra gamba d’appoggio, senza la quale la figura non rimarrebbe in equilibrio. Non importa se poi non tutti i pensieri diventano a loro volta cause di altri pensieri o azioni [...]; avviene una sorta di decadimento, e solo alcuni sono in grado di attraversare l’attualità e la barriera del divenire (se barriera c’è).
I pensieri sono illusori. Il futuro non esiste, per definizione.
[...]
7.XI.2002
[...] [A dar credito alla teoria orientale della morte e rinascita], [i]l mancato ricordo delle vite precedenti è fondamentale. Senza di esso il samsara non sarebbe possibile. Come si potrebbe, altrimenti, senza questa ignoranza, senza questa illusione, tornare a vivere con la consapevolezza naturale dell’inutilità della vita, chi affronterebbe l’insostenibile tristezza e disprezzo della vita che ne deriverebbe?
9.XI.2002
[...] La mente si concentra sulla mente. L’oggetto coincide col soggetto.
Questa coincidenza non è ancora totale; a tratti, e per pochi istanti, questa coincidenza si verifica come due linee che cercano, per tentativi, di disporsi in asse tra loro. Nel momento in cui ciò accade, per brevi istanti, e ripetutamente, è come se si verificasse un corto circuito, quasi con il classico rumore come di scintille che si producono.
[...]
2.XII.2002
Il parallelo tra vacuità e vuoto subnucleare sarebbe attraente, ma la vacuità non è il vuoto tra le particelle che costituiscono la materia, né la forza di attrazione che le tiene unite e rende possibili le aggregazioni atomiche.
La divisibilità all’infinito dei costituenti la materia di presta meglio. In quest’assenza di un punto terminale, in quest’impossibilità di trovare le particelle ultime, si può insediare un’analogia con l’assenza di elementi costituenti esistenti in modo indipendente. Ogni cosa è costituita ancora da qualcos’altro, è vuota di esistenza intrinseca, è vacua.
25.V.2003
K-Pax, di Iain Softley, con Kevin Spacey. Ancora una volta, la commozione per i cosiddetti “malati di mente”, antica memoria, guarda caso sempre cinematografica (Nostalghia, di A. Tarkowskij), di recente rinnovata dal regalo di B. di un documentario su NOF4 - Nannetti Oreste Fernando (il ricoverato autore dei graffiti all’Ospedale di Volterra).
La compassione per la sofferenza mentale è più sottile, così come lo è forse tale dolore rispetto a quello puramente fisico [...]. Il “malato di mente” è, più di tutti noi, vicino alla condizione umana: siamo tutti malati di mente; abbiamo tutti, consapevolmente o no, bisogno di guarire la nostra mente, di trasformarla…
Se NOF4 ci colpisce per il fatto di avere una diversa sensibilità, di vedere cose che noi non siamo capaci di vedere, per i nostri limiti (e se avessero ragione loro, i matti?), e per l’innegabile valore poetico e artistico della sua “opera”, ancor prima della poesia, ancor prima dell’arte, l’extraterrestre Prot (Spacey che, se non ricordo male, era uno dei protagonisti della serie TV UFO, che vedevo da ragazzo, bravissimo come in American Beauty) mina le nostre certezze di terrestri dalla vista corta («Ogni essere dell’universo è capace di distinguere da solo il bene dal male»), e ci mette di fronte alla assurdità del nostro modo di (organizzare la) vita.
[...]
7.X.2003
«La fuga europea dal mondo, in altre parti del mondo, Samoa, Tahiti, Texas, Etiopia di Menelik, Tiroli, Provenze, Andalusie, Magne Grecie, tutto questo è ormai una porta sprangata. La nube viaggia, l’acqua è la stessa dappertutto, il veleno nell’alimento lo trovi dovunque, il brutto e la necessità di denaro non cesseranno di morderti in qualunque luogo. Inutile emigrare, se non davanti a un cambiamento politico indesiderato, o da una malvagia Russia. Restano due fughe possibili: nella morte volontaria; nello spirituale. Mai tanta chiusura di porte nel visibile. C’è da vedere un segno, in questo: o lo spirituale o la morte, Dal mondo, violentemente o con dolcezza, si può ancora fuggire».
(G. Ceronetti, Il silenzio del corpo, p. 174)
26.IV.2004
Tutto è importante. Il tutto è pluralità, accoglimento della molteplicità. Comprensione dell’interdipendenza di ogni cosa, spinta sino al tentativo dell’intuizione che noi stessi siamo parte del tutto, accettazione del (di) tutto.
[...]
9.VI.2004
Ricordarsi di portare sempre con sé – in tasca, ecc. – un ciottolino. Da tirare fuori e far cadere – su un tavolo, ecc. – ogni qualvolta qualcuno deborda verso la totalità – il pensiero totalizzante, ecc.. Con un leggero rumore, ciok: questo sassolino non era contemplato nel tuo tutto. Sicuri che a codesta totalità non manchi ancora qualcos’altro?
Ogni ciottolo è il tutto.
Non ci sono così tanti ciottoli…
[...]
24.VII.2004
Vedere dentro un muro, l’albero nel legno, la tristezza in un sorriso, la gioia nel groppo alla gola.
