mercoledì, 13 febbraio 2008
Definizione alternativa di compassione: sentire su di sé il peso che portano gli altri, pur nell'amara consapevolezza che non può essere la stessa cosa, che per gli altri è sempre peggio.
Come si porta un peso? Con leggerezza. Non siamo in grado di rendere più leggeri i pesi degli altri. Possiamo però tentare di spostare l’attenzione nella forza che si applica nel portarli. È possibile – anche facendo a meno delle insostenibilità kunderiane – portare pesi enormi; tutto sta nel non farsi schiacciare, qualunque sia il peso, qualunque sia la pesantezza del peso. Perché anche una piuma può schiacciare. E se si portano pesi con pesantezza, alla fine, schiacciano.
Scavare nel dolore, toccare il dolore, sporcarcisi le mani, prenderlo e plasmarlo come creta, farci qualcosa, qualcosa d'altro, fosse anche solo sublimazione, vana, e inane. La più inutile, la più inefficace delle possibilità.
La più leggera, appunto.
12.II.08
Untitled03.jpg, 2006
Untitled01.jpg, 2006
lunedì, 04 febbraio 2008
La «ricerca del senso della vita», da tempo, si avvia a divenire la definizione tout court della vita.
Ma se la ricerca del senso della vita va oltre («ben oltre») la vita stessa, allora la ricerca è vana: la ricerca del senso non ha, non può avere esiti, ha termini e impegni che essa stessa non può rispettare e mantenere. Questa perdita di senso trascina con sé la vita stessa, denudata nella sua stessa inutilità e vanità. E assume senso – se mai senso c’è – proprio nel suo non averne.
Questo lo sospettavamo già (non di certo i primi a sostenerlo, almeno dal primo dopoguerra in poi...). E può andar benissimo, se si riesce a trovare il gusto per l'amarezza che questo pensiero ingenera. (Che poi, in fondo, è un retrogusto...). Ma si può andare oltre (non necessariamente «ben oltre»)? Forse si. Una ricerca del senso che stia al di qua della vita.
4.II.08
